MINOTAURA il disco d’esordio degli AUSTRALOPITECHI

Una centrifuga psiconomade in cui si viaggia pur stando fermi.

Minotaura è titolo del disco degli Australopitechi.

Duo formato da Andrea Dilillo alla batteria e percussioni e Samuele Venturin al basso e ai sinth.

Nella copertina c’è un mostro con le tette con due piselli al posto dei capezzoli, naso africano, labbra rifatte, sta volando e con le braccia forma un cuore ci vuole bene, non ha intenzioni aggressive è solo molto strana, sembra una maschera, è la Minotaura un essere pseudomitologico che si compone di almeno due anime; creatura mostruosa perché sfugge a facili e rassicuranti categorie, dove il duo si fa uno mantenendo duplicità di uomo e bestia con lucida follia proprio come il suo sguardo, folle e lucido.

La musica è stata registrata in diretta per quanto riguarda basso e batteria, improvvisando e componendo in modo estemporaneo delle parti sulle quali successivamente si è costruito temi soli e tutto il resto. L’impatto è quello di una quasi orkestra. Dicono i due musicisti:  “non ci interessa dover per forza ripetere in concerto quello che produciamo, nè di presentare un duo di basso e batteria con una loop station che ci aiuta, ma ci interessa comunicare certi contenuti con la musica, e i suoni a dir poco terribili di questo vecchio sinth che abbiamo trovato erano perfetti per fare questa musica, povera nel sound ma ricca di riferimenti emotivi. Un disco facile, accattivante e imputtanito a dovere da melodie e richiami a quelle tre/ quattro culture che guarda guarda proprio in Italia trovano residenza, un po’ Balkan un po’ turco, tantissimo groove, un po’ ognun ci senta quel che vuole, ma i riferimenti a Zawinul ci sono e non solo, l’ Africa fa da regina e il funk è sempre in agguato. I pedaloni ipnotici funzionano e fanno muovere anche i culi più pesanti.

 

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MAPUCHE!!

Una due giorni a Makutsu in solidarietà con le comunità Mapuche del Cile, con esposizione di quadri , cena, proiezioni, incontri e concerti.

Il 25 e 26 Maggio a Maison Makutsu sono arrivati racconti e le storie delle comunità Mapuche nel Cile. Storie di resistenza che durano da sempre, che fanno riflettere sul senso di appartenenza e come queste persone difendono centimetro dopo centimetro le loro terre, espropriategli con la forza dell’esercito in nome di un bene comune da una classe dirigente collusa con la grande industria.

Occasione per L’Ass. il cerchio di incontrarsi e confrontarsi sulle novità dei progetti in corso e per esporre il proprio lavoro. Una cena conviviale di sottoscrizione e due concerti hanno concluso i lavori di sabato, che sono poi terminati la domenica.

A suonare un duo composto da Emanuele Parrini al violino e Roberto Bellatalla al contrabbasso che per l’occasione hanno registrato, a seguire il trio Motociclica Tellacci con ospite Youssouf Traorè cantante della Costa D’Avorio.

http://www.associazioneilcerchio.it/wordpress/mapuche-progetto-acipama/

 

 

 

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25 APRILE 2019 “Un risveglio tutto sudato”

Il 25 Aprile 2019 a Maison Makutsu nei boschi, tra camminate e musica, tra i poderi e i racconti, coi bambini e gli anziani, una giornata intera insieme ai nostri vecchi partigiani

 

Qui, nelle quasi montagne, a trenta, quaranta, cinquanta chilometri dalle città dell’Italia centrale, i partigiani non sono mai morti. Non è uno scherzo, qui, grazie alla terra buona e a un cibo sano, all’aria pulita e alle buone amicizie i partigiani che hanno combattuto per la liberazione dell’Italia dal nazifascismo stanno ancora benissimo. Certo qualche acciacco c’è, un po’ di demenza senile, prostata, distacco della retina, tunnel carpale ma nella maggior parte dei casi sono ancor’oggi delle determinate e lucide vecchiette o degli arzilli e formidabili vecchietti.

Li vedo occuparsi di tutto, dei campi, delle case, delle galline e del bosco ma soprattutto, prima si sono occupati di noi e adesso dei nostri figli. Li portano a piccoli gruppi nei boschi o nei poderi, nelle chiese e nei cimiteri, o sotto un albero, là dove durante il ventennio fascista sono successi fatti immondi e gli raccontano tutto, anche i particolari più terrificanti e rivoltanti, perché i mostri esistono e i bambini lo devono sapere.

Ma i partigiani sanno spiegare anche molto bene come si combattono quei mostri, come si uccidono e come si sotterrano, e come una volta sotterrati, a turno, bisogna vigilare sulle loro fosse, perché i mostri hanno la pessima abitudine di tornare in superficie. I partigiani lo sanno e lo insegnano anche meglio, nonostante la loro veneranda età, che quando un mostro ricaccia fuori la testa che è proprio quello il momento di tirargli le mazzate più forti per rimandarlo sottoterra! Esattamente come si fa nelle nostre colline, sui terrazzamenti, per estirpare il Rovo, non lo si lascia vegetare, affinché le radici si indeboliscano e muoiano col passare del tempo. E’ un lavoro duro e lungo, può durare decenni, a volte può durare per tutta la vita ed è per questo che qui i partigiani non sono ancora morti.

Ogni tanto li vedi parlare tra di loro con fare grave, scuri e vuoti, come se avessero paura, forse perché gli viene un po’ di paura a guardare quello che succede oggi, e d’un tratto sembra che non abbiano più le forze, e così la paura si diffonde e ci prende tutti quanti, fino a che, nel silenzio, spinti da un coraggio sconosciuto, li vedi lenti e curvi scendere nel capanno degli attrezzi o nelle rimesse per fare il filo agli arnesi, forconi, piedi di porco roncole e altri cosi strani, ce ne sono alcuni di talmente pesanti e affilati che ammazzerebbero un toro con un colpo solo, figuriamoci un fascista che vien fin quassù a portare la sua puzza. Vendendoli affilare e lucidare, anche noi la paura iniziamo a sentirla in modo diverso.

Però, comunque, negli ultimi tempi, i vecchi partigiani non sono tranquilli, si danno appuntamenti assurdi nel cuore della notte, li senti giù in cantina che tramano azioni da guerriglia senza senso, e noi abbiamo un bel da fare per cercare di convincerli che il mondo è cambiato, che la guerra è finita e che non è più come una volta, e che loro ormai son vecchi e non possono uscire di buio per andare nei boschi a prendere freddo a fare chissà quali rivoluzioni, che poi ci tornano a casa con la bronchite e reumatismi e chissà quanti altri malanni che sono cavoli amari per tutti nelle settimane a seguire.

Ma niente! Ma loro niente, insistono! sostengono che i mostri si stanno svegliando e non c’è più nessuno a tirare mazzate su quelle teste di merda e così devono andarci ancora loro.

Capisco, mi fanno pena ma capisco, e stanotte quando li sentirò uscire trascinandosi sui deambulatori, biascicando bestemmie per il freddo o maledicendo il tempo che passa o un ginocchio che scricchiola, mi sa che ci vado pure io nei boschi con loro, e già che sarò li, farò un bel fischio e una voce ai poderi vicini e magari di fischio in voce arriverò fino in paese e poi in città. E magari una notte, sul luogo dell’appuntamento accanto alle fosse di quei mostri, a questi vecchi partigiani finalmente gli verrà un bel coccolone nel vedere quanti siamo, tanti uomini e tante donne, da riempire il bosco, giovani, belli e incazzati come scimmie, pronti coi bastoni in mano.

E se non muoiono sull’istante per la sorpresa sono sicuro che, dopo una vita che lo volevano fare, finalmente ci manderanno a fare in culo, in modo benevolo e solidale intendiamoci, ma ci sicuramente ci manderanno a fare in culo, perchè i Rovi adesso son già troppo grandi e la fatica da fare è doppia.

 

 

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AL MUSTAQIL – Harraga المستقل – حراقة

jacChissà se la nostra interpretazione è giusta?

Ci facciamo aiutare da un traduttore e vediamo che Harragas (dall’arabo حراقة, ḥarrāga, ḥarrāg, “coloro che bruciano” la frontiera) sono i migranti nordafricani che tentano di immigrare clandestinamente in Europa o in isole controllate dall’Europa in imbarcazioni di fortuna. La parola Harraga di origine araba algerina, designa “coloro che bruciano”, vale a dire coloro che bruciano i loro documenti di identità e cercano la loro fortuna come richiedenti asilo in Europa. L’Harrga è l’azione di “bruciare i confini e il mare”. Sulla costa mediterranea del Nord Africa, gli harragas algerini, tunisini e marocchini sperano di attraversare lo stretto di Gibilterra per raggiungere la Spagna. A volte anche l’harragas riesce a completare il viaggio dall’Africa alla nazione insulare di Malta, o all’isola italiana di Lampedusa. Da qui spesso continuano ad emigrare in altre regioni d’Europa.

Il mediterraneo è sempre stato teatro di grandissime contraddizioni. Se da un lato è sempre a un passo dalla morte dall’altro è un’esplosione continua di vitalità ed energia, se da una parte è teatro di guerre e disastri dall’altra è una produzione continua di splendide soluzioni per questo pianeta. Ma che oggi il mediterraneo viva una delle sue epoche più buie e complesse è indiscutibile, (anche se a guardare indietro, per secoli non sono mai mancate migrazioni, conflitti, disastri). Solo che oggi, nel tempo della rete globale, queste cose appaiono più nitide e precise, e lo sa bene Jacopo Andreini che da più di vent’anni se lo gira in lungo e in largo questo mediterraneo, per portare la sua musica dovunque e comunque; e forte di questo, in solitaria, ha generato nell’arco di qualche anno questo capolavoro. Un disco complesso e intenso, preciso e risoluto nel mettere la giusta luce nelle barbarie (così le chiama) che devastano il nostro “mare”. E nell’elenco di queste barbarie ci mettiamo tutto ciò che fa male a questa fetta di mondo, il mercato globale, le logiche perverse del capitale e le sue ricadute in termini di migrazione ed emigrazione, ricchezza e povertà, o più semplicemente in termini di libertà. Del resto siamo poi così sicuri di vivere liberamente il nostro tempo con le sue grandi possibilità di espressione, di movimento, di conoscenza? oppure siamo tutti imprigionati in modelli e confini che impediscono alla nostra intelligenza collettiva di evolvere, di migliorare, da una sorta di stasi se non da un passivo retrocedere? La visione di insieme del disco è comunque ben più ampia, i pensieri sono espressi e dichiarati, non sono mai cantati (scelta che abbiamo apprezzato molto) e sono tutti così dolorosamente veri. La musica, tanta e importante, è un alternarsi di echi, di richiami e di voci, che non non è possibile ricondurre ad un’unica lingua, un solo idioma non sarebbe stato sufficiente per dipingere tutte le complessità. Occorre masticare più vocabolari del solito, e se ascoltando ci riteniamo incapaci di intendere tutte le pieghe ed i riferimenti che ne escono, sentiamo forte e sonoro un grido di lotta, di rabbia e resistenza che ci parla in arabo, in francese, in italiano, in..“mediterraneo” appunto. Questo disco i confini non li prende proprio in considerazione.

“La musica di questo disco porta l’anima ribelle di quelle generazioni che sono coscienti della disfatta e seppure nelle privazioni più totali o nell’estremo della sofferenza non possono rimanere in silenzio”

Così le dinamiche musicali sono spesso rabbiose e le armonie crude, i suoni asciutti ma sempre caldi e sono talmente tanti che un elenco puro sarebbe comunque riduttivo per la qualità e l’innovazione che la loro miscela produce. Basso/batteria, chitarre elettriche, elettronica, programmazioni assurde, surreali messe a contrasto con l’acustica di strumenti raffinatissimi, anche loro, tutti figli del bacino di quel mediterraneo di cui sopra, insomma, un altro passo e qualche decennio avanti rispetto al blando pop sanremese che strizza benevolmente l’occhio alle nuove generazioni. Ad un primo ascolto la composizione risulta eccessivamente drammatica e l’accordatura di certe doppie corde leggermente spostata può spiazzare, inoltre alcuni temi sono complessi a tal punto da risultare incomprensibili, ma dobbiamo dire che queste tre valutazioni le superiamo al secondo ascolto, elevandole al livello di “carattere del disco”, e poco importa se al terzo ascolto perdiamo ancora alcune considerazioni (con l’arabo facciamo tutti fatica), o un tema, o una ritmica, o una armonia, (e ce ne sono davvero di complesse), perchè subito dopo la nostra attenzione viene catturata da una nuova pagina, e cosi via fino alla fine, senza soluzione di continuità.

Una nota di merito la diamo al pezzo scritto e cantato da Hilary Binder sulla musica di una noto brano di Anestis Delias e sulla sua totale destrutturazione, secondo noi coglie a pieno l’anima di questo disco e il colore di questo tempo, ed è forse il lasciapassare per ascoltare  a ripetizione questo disco. 

Jacopo Andreini – bouzouki tenore e baritono, chitarre, computer, batteria, bendir, riqq, sax contralto e baritono, flauto, giradischi, sampler, field recordings
Amy Denio – clarinetto
Valentina Bellanova – ney
Christos Barbas – ney
Hilary Binder – voce
Rafael Bord – violino
Raphael Anker – EVI
Giulio Marino – basso elettrico

Composto, registrato e mixato da Jacopo Andreini Dicembre 2014 – Dicembre 2018
Tutti i brani copyleft Jacopo Andreini
tranne “Don’t hush now” testo di Hilary Binder e musica basata su Σούρα και μαστούρα di Ανέστης Δελιάς.

 

ascolta/compra su band camp

 

 

 

Compact Disc (CD) + Digital Album

released in collaboration with stella*nera and dethector the cd comes in a 15×15 cm cardboard sleeve and contains a poster with exclusive artwork and full lyrics and notes.

Includes unlimited streaming of AL MUSTAQIL – Harraga المستقل – حراقة via the free Bandcamp app, plus high-quality download in MP3, FLAC and more.

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WORM HOLE alla Maison Makutsu

WORM HOLE alla Maison Makutsu

Si è tenuto il 22 dicembre il concerto dei Worm hole Alla Maison Makutsu.

WORMHOLE, nuovissimo progetto che unisce quattro musicisti di grande talento, Emanuele Parrini con il violino, Alberto Capelli con la chitarra sono tra i solisti migliori che il mondo ci invidia, riconosciutissimi e stimatissimi dagli addetti ai lavori e non, hanno rispettivamente all’attivo centinaia di dischi e collaborazioni internazionali di grande prestigio.

Andrea Melani alla Batteria e Guido Zorn al contrabbasso sono la giusta controparte, una sezione ritmica invidiabile, due tra i più importanti strumentisti contemporanei. I quattro si esibiranno alla Maison Makutsu per l’ultimo appuntamento musicale del 2018. Sembra incredibile ma è vero!!

La Musica di WORMHOLE è originale , la composizione dei brani è a turno di ognuno e di ognuno porta la storia all’interno del quartetto, un risultato impressionante per qualità tecnica fantasia e inventiva, musica sorprendentemente fruibile nonostante una complessità ritmica/armonico e compositiva evidente. Una vera e felice novità nell’ambito delle nuove musiche di ricerca, un esperimento da sostenere e da non perdere.
Sono passati dalla Maison Makutsu per un concerto bellissimo.

 

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Ottobre 2018 , Un anno di MAISON MAKUTSU.

Era inverno e stavo tornando verso casa dopo essere stato in giro tutto il giorno e dopo essere passato da scuola a prendere mio figlio arrivo a casa. Faccio appena in tempo a scendere dalla macchina che ricevo una chiamata da Valentino Receputi, mi dice: “ti passo a prendere, andiamo a vedere una casa”.. poco dopo rieccomi in macchina con mio figlio 8 anni e Valentino che guida come un pazzo su per la statale 67 strada della consuma, ad un certo punto imbocca a tutta velocità uno stradello sterrato che sale, ma la piccola utilitaria che versava in condizioni pietose decide di perdere un grosso supporto del motore e lasciarci a piedi a un km dalla meta. Ci giriamo verso mio figlio Tito e gli diciamo.. ” Valentino ha appena distrutto il motore della sua macchina, mi sa che dobbiamo camminare”

Così sono arrivato alla maison makutsu.. ( che ancora si chiamava Caciaio) camminando con Valentino (100kg per 200 cm e Tito 115 cm per 27 kg ) lungo la sterrata immersa negli abeti e in un silenzo surreale

Da quel giorno è cominciata la nuova storia di quella casa dal passato torbido, ( se verrete una volta vi verrà raccontato)  Valentino nel giro di poco ci si è trasferito e chiamati a raccolta gli amici  si è rinnovata la grande spinta che ci animava  cinque o sei anni prima nella gestione di una altra casa, il podere S.Giuseppe a Nipozzano dove era nata SGRmusiche

L’obbiettivo era ancora la gestione di uno spazio utile a registrare, produrre musica, ospitare musicisti e concerti

Nel giro di qualche mese abbiamo cominciato. Tralascio le fatiche, le difficoltà e i timori in favore dei momenti belli e irripetibili che in un anno sono stati tanti, molto di più di quello che potevamo pensare, e la senzazione più bella è vedere come questa casona in mezzo al bosco catalizzi un senso di comunità, strana variopinta assurda, ma pacifica creativa internazionale e viva, piena di bambini felici e genitori ganzissimi!

In questi giorni a un anno dalla prima festicciola di inaugurazione ci prendiamo il lusso di una pacca sulla spalla e di scriverci una parola di stima, dunque a tutti quelli che hanno faticato per organizzare, pulire , ospitare , murare , dipingere, suonare, registrare va un grazie enorme , a tutti quelli che sono passati va lo stesso grazie e un invito a tornare.

Qua sotto troverete un elenco delle cose che sono state fatte, escluse le registrazioni e le giornate di prova e preparazione dei concerti

 

2017

10 – 21 /01 2017 PRIMITIVE TECHNOLOGY record session + Live  ( Mirko Sabatini batteria, Saverio Damiani chitarra, Diego Cofone elettronica , Samuele Venturin Basso)

7/10 FESTA INAUGURAZIONE MAISON MAKUTSU con ( suonatoti a ballo nell’aia, Precisini, Manioca, DJ FDM, Acasca, Dilillos?enseble, Sonos, Libera Orkestra Makutsu)

21/10 MOTOCICLICA TELLACCI SPLASCH TOUR ( Emanuele Parrini violino, Luigi lullo Mosso Contrabbasso, Andrea Melani Batteria, Samuele Venturin Fisarmonica, Jacopo andreini Audio)

11/11 GIACOMO SFERLAZZO LAMPEDUSA

01 /12 MAKUTSU POPCORN primo incontro rassegna cinema ( LECONVIVENZE) Together / a lezione di sogni

27/12 BENDIAGARA record session ( Andrea Dilillo, Gianluca Venier, Samuele Venturin)

31/12 FESTONE CAPODANNO

 

2018

 

28/01 MAKUTSU POPCORN secondo incontro rassegna cinema ( LE CONVIVENZE ) delicatessen / il castello errante

25/04 CAMMINATA RESISTENTE

Maggio 2018 Meeting de il CERCHIO

26/05 NINNA NANNE TRISTI PER BAMINI CATTIVI +PAINTING

04/07 TAAN TRIO ( Aberto Turra chitarra, Stafano Grasso Batteria William Nicastro Basso)

13/07 AMY DENIO solo

22/9 MOTOTRABBASSO ( Luigi Lullo Mosso) contrabbasso e voce

20/10 NO DANCE ( Vincenzo Vasi e Luigi Lulo Mosso ) Voce strumenti giochi

 

 

 

 

 

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NO DANCE – Vincenzo Vasi e Luigi lullo Mosso

Il 19 e il 20 Ottobre del 2018 sono stati giorni di musica intensa per questo duo che vede Vincenzo Vasi e Luigi lullo Mosso alle prese con i loro strumenti e la loro voce.Una notte e un giorno di registrazione che si è chiuso poi con un concerto nel salone della Maison Makutsu.

lullo e vincenzo

NO DANCE è il Duo in cui Vincenzo Vasi e Luigi lullo Mosso si suonano addosso di tutto. Spericolati, estremi, a tratti incredibilmente stupidi alle volte magicamente commoventi.
Un concerto destabilizzante, una bizzarra miscela di humor e suono in cui qualsiasi cosa,(anche un gatto nel bidè..) può essere la scusa per abbandonare il senso del reale in favore di una percezione liquida dell’assurdo. Una serata che fa doppietta con il Mototrabbasso andato in scena il 22 settembre sempre alla Maison Makutsu, è stata una occasione imperdibile di vedere due Grandi dell’improvvisare divertendo

 

lullo

Luigi lullo Mosso

Contrabbassista e bassista elettrico, cantante, attore. Inizia gli studi musicali alla scuola di jazz di Siena continuando come autodidatta. Dal 1991 inizia a suonare diversi stili musicali: jazz, rock, funk, musica etnica, musica improvvisata, musica per il teatro. Nel 1993 si sposta a Bologna dove, con altri giovani musicisti, fonda Bassesfere, una associazione per lo sviluppo della musica creativa e di ricerca. Con questi musicisti inizia a lavorare in diversi progetti: Jorge, Cuboterzo, Specchio Ensemble,Gli Impossibili, Il lungo & il Tappo, Vakki Plakkula. Lavora anche con Paolo Angeli, il gruppo drum’n bass Clangreco, e con la Kletzmer orchestra di Roberto Paci Dalò. Ha suonato con importanti musicisti come Han Bennink (1997 – 1998), Lester Bowie, Massimo Urbani(1990 – 91), Don Moye, Butch Morris, Chris Cutler, Michael White, Paolo Fresu, John Raskin, Tristan Honsinger, Antonello Salis, John Rose, Tim Berne, Steve Lacy. Dal 1994 lavora come musicista- attore per piecès teatrali: ” La Ballata dei Matti” di Lorenzo Buccella, “In Diretta” di Malandrino & Veronica,” Esercizi di Stile” di Disegni & Caviglia, “Patchwork” con il Myoon project group di Adele Madau e Laura Costa, ” La signora Sporca” di Lorenzo Buccella “Picnic” con Terzadecade e Amorevole Compagnia Pneumatica, “Galleria San Francesco” di Tristan Honsinger, e la solo performance “Il Mototrabbasso”

 

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Vincenzo Vasi

Polistrumentista e compositore decisamente fuori dagli schemi, capace di sorprendere se stesso prima ancora dell’ascoltatore, Vincenzo Vasi è un solista eccellente ma anche un autentico jolly, capace di aggiungere a qualsiasi progetto musicale un tocco personale di sorprendente freschezza.
È una sorta di rara spezia sonora, la sua, che ha incantato un gran numero di artisti attivi in ambiti anche molto diversi. Basta citare alcune delle sue collaborazioni per ammirare il suo spirito babilonico: Vinicio Capossela, Misha Mengelberg, Sabine Meyer, Roy Paci, Marc Ribot, Vinicius Cantuaria, Mario Brunello, Mike Patton, Alvin Curran, Stefano Scodanibbio, Cyro Baptista, John Zorn… l’elenco potrebbe continuare a lungo, ma avete senz’altro capito che con Vincenzo Vasi è davvero difficile annoiarsi. È un elemento portante di Bassesfere, associazione culturale per la divulgazione della musica improvvisata e di ricerca, e affianca l’attività di musicista a quella di tecnico del suono, mettendo così in atto una continua ricerca sul suono e sulla sua diffusione che si esprime nelle molte installazioni sonore realizzate in Italia ed in Canada, insieme a Mirko Sabatini e Jean Pierre Gauthier. Suona basso, marimba, vibrafono, live electronics ed è un cantante eclettico, ma i più lo riconoscono soprattutto per le sue qualità di “thereminista”, specialista cioè di quel bizzarro strumento elettronico che non prevede contatto fisico, ideato nel 1919 dal fisico sovietico Lev SergeeviÄ Termen.

 

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